Rossella Bartolomei

Più forte di me

É più forte di me…
Quante volte ci è capitato di dire o ascoltare questa sentenza definitiva senza chiederci dove stesse il
soggetto.
Cosa è più forte di te?
Nel tentativo di smaschererare l’implicito facilmente ci troveremo nella difficoltà di trovare ciò che
calza bene quest’impotenza
Ed è proprio in questo spazio di arduo riconoscimento che possiamo trovare delle strade per uscire da
automatismi apparentemente inevitabili.
le trascuratezze grammaticali alimentano spesso le nostre tendenze all’autosabotaggio.
Vi invito a provare…vuoto a perdere a tovare i soggetti a smascherare gli impliciti dando un soggetto a
questa frase. Provatene diversi e poi scegliete quello che più s’avvicina.
Se vi va potete inviarmeli come vostro contriibuto.
Ha a che fare con un sentimento (odio amore…)? con un bisogno? Con un comportamento che non si
riesce a evitare o viceversa a compiere.
Facilmente ci imbatteremo in bisogni che hanno a che fare con affetti e azioni; il tipo di rapporto che
corre tra questi aspetti ci offre preziosi spunti di comprensione così come il modo cui ci confrontiamo
con gli impliciti.
Forse c’è una qualche battaglia che abbiamo perso e continuamo a perdere anche se non sappiamo
bene con chi.
Tieni duro ci viene detto o ci diciamo in momenti di difficoltà…
Cosa ?
Qual’è il complemento oggetto di questo tenere?
muscoli, cuori, pensieri, emozioni?
o tieni duro te tutto insieme?
Sebbene la durezza in generale non sia il miglior indice di resistenza come ben ci insegnano il cristallo
ed il bambù.
Piuttosto sembra che sia un imperativo che ha a che fare con la resistenza al sentire…come quando ci
irrigidiamo sulla poltrona del dentista, tentando inconsapevolmente di proteggerci dal dolore.
Il malessere psicofisico percorre più o meno le stesse vie e l’effetto pentola a pressione cuoce al
fuoco lento e inesorabile del tener duro e tirare dritto;
Si può giungere alle peggiori sofferenze dopo lunghi tempi di “tenuta”, nei quali cerchiamo di non
pensarci, tirare, avanti, risolvercela da soli ..
Chiara era da anni invischiata in un rapporto sentimentale amaro e insoddisfacente…nella sua lunga
resa la paura di rimanere sola e il bisogno di essere mata proprio da chi non la voleva amare erano
impastati in un amalgama in cui continuava a dibattarsi con rabbia ed un grande vissuto di impotenza.
Più volte si era portata fuori a forza ed era tornata, scaraggiata e sfibrata dalla lotta con se stessa.
Perchè “ è più forte di me” diceva come a rimettere la pietra tombale sulla speranza. Poi la

stanchezza, qualche buona compagnia ed un pò di sostegno l’hanno aiutata a allentare la morsa
dell’autoconflitto e delle pretese; a concedersi degli spazi di cura e benevolenza, passeggiate, brevi
fughe nei suoi posti “di un tempo”, thè e confidenze con amiche ritrovate. Piccoli semi che hanno
messo radici nell’area della possibilità.
Nel campo di battaglia con la sua dipendenza era vinta ma nel campo delle possibilità l’esistenza si
dipana in infinite trame immaginagibili…
E da lì anche gli orizzonti di comprensione cambiano…una volta abitato il paure di restare sola si
articola in sotto paure che sono più facili da affrontare. Chiara credeva che sarebbe stato un problema
dormire da sola, andare ad una festa da single, l’incontro con un w.e…invece non lo erano stati.
Rinunciare alla pretesa di essere amata invece era stato difficile e dolorosa la narrazione che l’aveva
accompagnata a ripercorrere i passi all’indietro nel deserto affettivo in cui si muoveva da una vita.
E da questa storia ritrovata si è potuta muovere con più gentilezza verso le sue difficoltà.
Non è facile trovare parole nuove con cui rivolgersi a se stessi…difficile che altri ce le possano
insegnare. La terapia in certi momenti non è altro che questo, una relazione benevola in cui poter
sperimentare o risperimentare i primi passi di un nuovo dialogo.

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